Insight Oltre la trasmissione delle informazioni
Per molti anni la comunicazione in sanità è stata considerata soprattutto uno strumento per trasferire informazioni: spiegare una diagnosi, descrivere una terapia, raccogliere un consenso informato o fornire indicazioni operative al paziente e alla sua famiglia. In particolare, la comunicazione clinica riveste un ruolo fondamentale in questo processo.
La pratica clinica quotidiana racconta però qualcosa di più complesso.
Due pazienti che ricevono le stesse informazioni possono comprendere messaggi differenti, prendere decisioni diverse e vivere in maniera profondamente diversa il proprio percorso di cura.
La differenza raramente dipende esclusivamente dalla qualità dell'informazione trasmessa.
Molto più spesso dipende dalla qualità della relazione all'interno della quale quell'informazione viene inserita.
La comunicazione clinica rappresenta infatti uno strumento terapeutico vero e proprio, capace di influenzare l'aderenza ai trattamenti, la qualità delle decisioni condivise e l'esperienza complessiva della malattia vissuta dal paziente e dalla sua famiglia.
Focus La malattia è anche un'esperienza personale e sociale
La medicina descrive con precisione cosa accade al corpo.
Il paziente vive contemporaneamente qualcosa di molto più ampio. È proprio in questa distanza tra la dimensione biologica e quella vissuta che la comunicazione clinica assume un ruolo fondamentale.
L'antropologo medico Arthur Kleinman distingueva già negli anni Ottanta tre dimensioni diverse della malattia: la disease, cioè la dimensione biologica e clinica; la illness, ovvero l'esperienza soggettiva della persona; e la sickness, la dimensione sociale che coinvolge famiglia, lavoro, relazioni e ruolo sociale.
Una prospettiva che Kleinman sviluppa nella sua opera Patients and Healers in the Context of Culture e che continua ancora oggi a rappresentare uno dei riferimenti più importanti della medicina centrata sulla persona, perché consente di comprendere come il percorso di cura si sviluppi contemporaneamente sul piano clinico, emotivo e sociale e come la comunicazione operatore sanitario-paziente costituisca una componente essenziale dell'assistenza. (Kleinman A. Patients and Healers in the Context of Culture. University of California Press, 1980).
La domanda clinica "Che cosa ha il paziente?" rappresenta quindi soltanto una parte della storia.
Accanto a questa convivono altre due domande altrettanto importanti: "Come si sente il paziente?" e "In che modo questa malattia sta cambiando la sua vita?"
In molti contesti assistenziali questa distinzione assume un'importanza ancora maggiore.
La durata dei percorsi terapeutici, l'incertezza che accompagna alcune diagnosi, la presenza del caregiver e l'impatto della malattia sulla vita quotidiana trasformano infatti la relazione clinica in una componente essenziale dell'intervento terapeutico stesso.
Takeaway Curare significa costruire alleanza terapeutica
Ogni paziente entra nella relazione di cura con bisogni, aspettative, paure e risorse differenti.
Alcuni cercano soprattutto conoscenza e informazioni dettagliate. Altri hanno bisogno di stabilità, prevedibilità e orientamento. Altri ancora cercano appartenenza, vicinanza e la possibilità di mantenere il legame con la propria vita e con le persone importanti.
La qualità della comunicazione dipende quindi dalla capacità del professionista di riconoscere questi bisogni e di adattare la relazione alla persona che ha davanti.
È probabilmente questo il passaggio più importante della comunicazione clinica contemporanea: il passaggio da un modello centrato sulla trasmissione delle informazioni a un modello fondato sulla costruzione dell'alleanza terapeutica.
Una relazione efficace diventa così collaborativa, fiduciaria e dinamica, consentendo al paziente di partecipare attivamente alle decisioni e di costruire insieme ai professionisti il proprio percorso di cura.
Per questo motivo la comunicazione clinica rappresenta molto più di una competenza trasversale del professionista sanitario.
È uno degli strumenti clinici più potenti che entrano in gioco ogni giorno nella relazione di cura.
